contro gli stereotipi
 
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MessaggioTitolo: è importante che leggete questo!   Ven Giu 27, 2008 2:24 pm

Aumentare la consapevolezza degli italiani sul ruolo degli stereotipi di genere nella vita sociale e professionale è fondamentale per migliorare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e il loro contributo alla crescita economica del Paese.

E’ il messaggio del Ministro per le Politiche Europee, Emma Bonino, al convegno Le italiane negli stereotipi: vita reale, comunicazione e fiction, organizzato dal Dipartimento Politiche Comunitarie in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano.

Da responsabile per l'Italia della Strategia di Lisbona, il ministro Bonino, ha redatto, insieme ai ministri Barbara Pollastrini, Rosi Bindi e Cesare Damiano la Nota Aggiuntiva "Donne, Innovazione e Crescita" allegata al Piano Nazionale di Riforma.

Il documento, oltre a fotografare la preoccupante condizione dell’occupazione femminile in Italia, soprattutto nel Mezzogiorno, individua interventi urgenti in base a tre direttrici: politiche per il lavoro e l'impresa femminile, il sistema di welfare e le politiche di conciliazione, iniziative per fare evolvere un contesto culturale che assegna ancora tutte le attività di cura alla donna.

Il convegno di Milano, che segue quello di Catania su "Lavoro femminile e welfare. Come competere in Europa" svoltosi l'11 febbraio scorso, si inquadra nel programma di interventi tesi a migliorare la partecipazione femminile alla vita economica del Paese: gli stereotipi di genere, e in particolare quelli che costringono l’immagine della donna in modelli segreganti, costituiscono un fattore di rallentamento per la crescita culturale ed economica e devono quindi essere osservati, compresi e superati.

"A dispetto dell'evoluzione dei linguaggi, dei costumi e delle tecnologie, i modelli mediatici sembrano non cambiare, così una parte consistente di pubblico femminile non si sente adeguatamente rappresentata né si riconosce nei modelli proposti", afferma il ministro Bonino.

"Ecco perché, dal momento in cui chiediamo al paese un cambio di passo sul tema del contributo delle donne allo sviluppo economico e di una loro adeguata rappresentazione nei ruoli di responsabilità, abbiamo deciso di allargare il dibattito sulla comunicazione, strumento fondamentale di cambiamento del contesto culturale, aprendo un confronto costruttivo con gli attori più importanti del mondo dei media".

Per saperne di più:
- L'intervento del Ministro Bonino
- Saluto del Sindaco Letizia Moratti [.pdf - 197 Kbyte]


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Donne e stereotipi: i risultati delle ricerche
Uno studio dell'Osservatorio di Pavia su "Rappresentanze di genere nelle emittenti televisive regionali e stereotipi" (2007) rivela che le donne speaker che conducono i telegiornali sono il 36,4% contro il 63,3% degli uomini. Va meglio per le donne reporter: le giornaliste rappresentano il 45,7% dei corrispondenti. Tra i soggetti dell'informazione emerge che il numero delle donne di cui si parla o a cui si dà la parola nelle notizie rappresenta solo il 14,8%. E gli uomini risultano anche più rappresentati dalla categoria degli esperti rispetto alle donne (15,8% contro il 6,7%). Mentre, le notizie incentrate su protagoniste donne o su "questioni femminili" coprono poco più del 5% dell’informazione.

Per il Censis, la donna a viene più spesso associata a programmi di spettacolo e moda (31,5%), cronaca di violenza fisica (14,2%), giustizia (12,4%). Quasi mai invece a programmi di cultura (6,6%), politica (4,8%), realizzazione professionale (2%).
E' quanto emerge da una ricerca condotta nel 2006 su 578 programmi televisivi d’informazione, approfondimento, cultura, intrattenimento sulle 7 emittenti nazionali (Rai, Mediaset, La7).

Uno studio di Cnel e Osservatorio di Pavia (2003) evidenzia che la partecipazione delle donne nei programmi TV è prevalentemente collegata a temi poco impegnativi, frivoli, oppure a specifiche questioni femminili.
Gli uomini intervengono su tutte le aree tematiche (economia, politiche internazionali, politica, media e telecomunicazioni giustizia), le donne discutono soprattutto di questioni sociali, di costume e società, di cronaca e storie di vita.
Il contributo degli uomini valorizza il loro bagaglio di competenze sul tema in discussione: nel 66% dei casi sono invitati in quanto "competenti" (rispetto al 37% delle donne), mentre alle donne viene attribuita prevalentemente la funzione della narrazione di esperienze personali, testimonianze, storie di vita (nel 49% dei casi rispetto al 25% degli uomini).

di ANGELA PADRONE
In questi giorni tutti i partiti danno la caccia alle donne:
cercano volti femminili da mettere nelle liste di candidati.
Meno male. Anche se quello che alcune temono
e' che si possa trattare qualche volta di operazioni di
facciata, di abbellimento. Un po' come le donne che ''decorano''
le pubblicita' per vendere automobili. Infatti la realt' delle
donne nella vita di tutti i giorni continua ad essere
invece di scarsa partecipazione. Una situazione per
la quale anche l'Unione Europea ci bacchetta e per la
quale il ministro delle Politiche Comunitarie ha lanciato una
serie di iniziative dedicate alle donne e alla crescita economica.
Nell'ambito di questa serie, ieri a Milano si e' parlato di
stereotipi femminili e del baratro che esiste tra la vita delle
donne e la loro immagine in tv, nella pubblicita' e nei
cosiddetti media.


Cosa c'entrano gli stereotipi con il problema di una societa' nella quale solo il 46% delle donne lavora (l'obiettivo che chiede l'Ue e' il 60%) e dove si fanno 1,3 figli per donne (contro i 2,0 della Francia per esempio) ? C'entrano, perche' gli stereotipi ci possono far capire come mai le donne italiane siano ancora poco autorevoli e considerate nel lavoro, mentre dilaga invece l'immagine di veline. Bastera' dire che, secondo la ricerca fatta per la Rai dall' Osservatorio di Pavia, in tv le donne raramente sono protagoniste nei programmi di attualita', o sono interpellate come esperte, mentre spesso ''decorano'' un programma (magari sportivo) o lo presentano (ci sono sempre piu' conduttrici di telegiornali, ma non direttore). E naturalmente, le donne sono ''regine'' della fiction, anche se poi il vero protagonista nella grande maggioranza dei casi e' un uomo. Nelle aziende poi ha ruoli di responsabilit' una piccolissima minoranza di donne, come quel 5% che siede nei Cda delle aziende quotate. Tutte le altre lavorano eccome, fanno il doppio e triplo lavoro anche di madri e assistenti, ma negli stereotipi sono sempre veline o angeli della cucina. E' ora che le donne che lavorano facciano ''rete'', come hanno sempre fatto gli uomini, ha raccomandatao Emma Bonino, che come ministro ha visto tante cordate di imprenditori e ha visto anche tante imprenditrici ''isolate'', come ha detto lei. Nessuno ce l'ha con le veline,hanno sottolineao due personaggi ''comici'' come Serena Dandini e Paola Cortellesi: ''Non sia mai!''. Magari pero' sarebe bello che si parlasse, si', di loro MA ANCHE delle altre, di quelle che in Italia lavorano in media un'ora piu' degli uomini e suppliscono alla carenze di un welfare senza asili nido e poca assistenza agli anziani e alle famiglie. E' auspicabile quindi che l'inserimento di queste donne come candidati nelle prossime liste elettorali non sia solo una questione di immagine.
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