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 Se ti fai stuprare ti faccio abortire, la storia + scioccante dopo quella del policlinico sulla questione autodeterminaizone

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MessaggioOggetto: Se ti fai stuprare ti faccio abortire, la storia + scioccante dopo quella del policlinico sulla questione autodeterminaizone   Mar Lug 01, 2008 12:39 pm

Racconto una storia scioccante accaduta in un paese che si sente civile e che crede che siano i rumeni chi fa guarre alle donne.
La cosa più incredibile che qui siamo davanti a donne costrette ad essere stuprate per avere un diritto. Incredibile!


Accade a Napoli, come l'ennesima volta per quanto riguarda gli aborti, qualche mese fa, una donna doveva abortire, come sapete già. Questa volta è stato scoperto l'ennesimo gruppetto di medici che praticavano aborti illegalmente per cifre che andavano dai 500 agli 8000 euro. Uno di loro è stato arrestato persino perchè avrebbe stuprato una donna straniera incinta offrendole poi uno sconto sull'intervento.

Qui siamo alla deriva. Non solo non possiamo nemmeno autodeterminarci per quanto riguarda gli aborti ma siamo perfino stuprate, solo perchè l'Italia ha deciso che ormai siamo diventate cose e che questo nostro diritto non si può applicare.

E siamo diventate doppiamente cose, oggetti, schiave di medici che sembra vogliano garantirci un diritto che ci hanno tolto ma poi seguono la linea del nostro stato, siamo schiave, oggetti e i nostri corpi non ci appartengono più.
La parità di sessi in italia, sempre che ci sia stata,si è dileguata, e ci troviamo stuprate dal primo che passa, non rumeno, perchè Berlusconi ha dato il prmesso che gli italiani lo possono fare, ha fatto leggi pro stupro, e ci hanno tolto anche il diritto di scegliere se vogliamo essere madri o no. Della serie solo se ci stuprano ci possono far abortire quindi incentivano questo. La società ci tratta come cose e anche i medici hanno capito questo..così seguono la stessa linea o fanno l'obiezione di coscenza o ci stuprano per avere un diritto. in tutti e due i casi posseggono il nostro corpo. Quindi diventa più importante il loro diritto che è quello di imporre una volontà pressante sulle donne con la forza fisica e attraverso imposizioni di legge. Ma come è possibile che una donna nel 2008 venga trattata come un oggetto in questo modo così spudorato?
Questa è la linea del patriarcato che si fa sempre più viva e non è un caso il fatto che è tato commesso su una donna straniera, perchè è più vulnerabile. in una società dove il corpo non è tuo quindi se stai pretendendo un diritto cioè quello di autodeterminarti, in quanto donna che ti sei permessa di decidere, te lo limito stuprandoti. In Italia ha fatto più scandalo il fatto che si è fatto aborto clandestino che lo stupro della donna. E dopo uno stupro ha anche dovuto pagare una somma di denaro!

Da Manifesto del 25 giugno:


LEGGE 194

Napoli, ottomila euro per un aborto clandestino

Quattro indagati, tra cui anche due medici del San Paolo

di Francesca Pilla

NAPOLI: Era sola, B. G. K., e con poche vie d'uscita. Era incinta e aveva paura del fratello, musulmano praticante, che avrebbe potuto diventare violento alla scoperta di una gravidanza avuta fuori dal matrimonio. Così era arrivata alla 18esima settimana, terrorizzata da quel fardello, e ormai non sarebbe potuta più andare in ospedale nemmeno se avesse voluto.

Ma senza lavoro non avrebbe potuto nemmeno pagare la cifre esorbitante di 5000 euro per un aborto sottobanco in quello studio privato di corso Vittorio Emanuele. Il responsabile dell'ivg dell'ospedale San Paolo, Luigi Langella, aveva tessuto la sua tela. Si era dimostrato disponibile e aveva assicurato che avrebbe «operato», a patto che la ragazza tunisina si fosse concessa per un rapporto sessuale come anticipo, come segno di fiducia.

Ma avrebbero dovuto «consumare» prima dell'aborto, perché la vagina indolenzita dopo non avrebbe consentito di farlo. B.G.K. subisce la violenza in silenzio sulla sedia ginecologica. È l'estate del 2006. Lo scorso marzo la ragazza si trova nuovamente nei guai, questa volta però si presenta con il fidanzato e con parte dei soldi. Langella si accanisce, afferma che praticherà l'aborto, ma in anestesia locale. Lei accetta, poi durante l'operazione il dolore è tale da non riuscire ad andare fino in fondo.

Langella prende mille euro per il disturbo. In precedenza le aveva fornito il nominativo di una sua collega del San Filippo Neri di Roma, Mirella Parachini, una nota radicale, non indagata, ma alla quale spesso lo studio privato si rivolgeva per i contatti in Spagna, dove si può abortire dopo la 12esima settimana. B.G.K. alla fine tramite l'aiuto di un amico fa un lungo viaggio in treno e sbarca a Barcellona.

Una storia sconvolgente anche se in giudizio il medico dovesse essere prosciolto dall'accusa di violenza sessuale che ora pende sul suo capo. Angosciante perché sono molte le donne lasciate in solitudine a prendere una decisione difficile, che hanno bisogno di abortire perché fuori dai termini prescritti per legge, minorenni, straniere, spesso disperate o solo inserite in un contesto culturale che non gli permette di rivelare quella «vergogna» e di recarsi nei centri pubblici autorizzati.

Ed è questo l'identikit delle pazienti che si rivolgevano allo studio Langella e che erano pronte anche a pagare migliaia di euro per chiudere i conti con una gravidanza indesiderata. A B.G.K lo studio privato era arrivato addirittura a chiederne 8 mila pur di renderla ricattabile e «di passarla alle armi» perché «meritava», come dice lo stesso Langella in un'intercettazione telefonica.

Ieri su richiesta del pm Graziella Arlomede Langella è stato arrestato insieme ad Achille Della Ragione, che già nel 2000 aveva avuto problemi analoghi con la giustizia, alla segretaria factotum Maria Cristina Pollio e all'anestesista Vincenzo Grillo, con le accuse di associazione a delinquere tesa a praticare aborti clandestini. Della Ragione procacciava le clienti, Langella le faceva abortire, nella maggior parte dei casi senza nemmeno eseguire i controlli sulle loro condizioni fisiche generali.

Rischi che le malcapitate erano disposte a correre, magari anche solo per evitare la trafila necessaria negli ospedali o nei casi più problematici, come quelli di B.G.K. per impotenza. Le tariffe variavano dai 500 euro per operazioni in anestesia locale e nei limiti di legge, ma potevano arrivare a migliaia di euro, escluso il viaggio, per chi doveva recarsi a Barcellona. Abortire ambulatorialmente un feto di 5 mesi era, infatti, troppo rischioso perfino per chi era disposto a passare sopra la salute della donna pur di mettere in tasca un bel gruzzolo.

Un gioco perfetto che fruttava denaro a fiumi. Ma c'era anche chi non cedeva al ricatto. Come G.S. di Piedimonte Matese che arrivata alla 13esima settimana aveva contratto la rosolia e impaurita dal rischio di malformazioni aveva optato per un'interruzione. Lo scorso marzo ne parla con Della Ragione che al telefono tenta di convincerla: «Non capiterà alla seconda, perciò non ci pensi più di tanto». La donna però si presenta con il marito e vuole che tutto si svolga in ospedale secondo le regole. I medici vanno su tutte le furie e Langella dice al telefono all'amico: «L'ospedale sono io...mi metto a passare un guaio a prendere i soldi in ospedale, proprio uno stronzillo di questo ti fa una denuncia...».

La denuncia alla fine c'è stata ma è partita quasi per caso con un'intervista a Il mattino da parte del primario dell'ospedale di Pozzuoli Nicola Gasbarro: «Tutti tacciono ma io sono stanco di far finta di niente», aveva detto ai cronisti

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